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Napoli bocciata dal Censis: Penultima in Europa per qualità di vita

Vivibilità della vita, Napoli bocciata da 8 su 10

Napoli bocciata dal Censis: penultima in Europa per qualità di vita

Sul Mattino di Napoli del 4 luglio, è stato pubblicato un articolo di Valerio Iuliano il cui titolo è a dir poco deprimente proprio perché veritiero. In un rapporto del Censis e Confcooperative sulla vivibilità delle città italiane, la Bella Napoli è bocciata dal Censis risulta infatti penultima in Europa per qualità di vita.  I disservizi e il suo conseguente degrado sono la causa della sua invivibilità che in una classifica impietosa viene collocata al 160° posto su 170, ancora peggio di Sofia e Bucarest.

Una realtà denunciata da anni anche dall’avv. Alfredo Romeo che, con la sua lunga esperienza nella gestione dei territori, può a ben diritto affermare che a condannare Napoli sono il dissesto di bilancio e i tanti disservizi che alla vista dai suoi abitanti la fanno somigliare ad un girone infernale.

L’antica Partenope privilegiata dalla natura con tanti doni di bellezza, conosciuta e amata nel mondo, meta agognata di tanti turisti, è oggi precipitata nel degrado perché la bellezza da sola non basta ma bisogna renderla fruibile, le inefficienze, i disservizi hanno fatto sì che Napoli venisse bocciata dal Censis; la bellezza   deve trasformarsi in servizi efficienti, godimento dei luoghi; solo così non verrebbe classificata penultima in Europa per la qualità di vita per i cittadini.

Per Napoli, l’assenza di un modello gestionale, operativo, efficiente e strutturato della cosa pubblica, è oggettivamente il tallone di Achille di una amministrazione che non si è mai voluta affidare alle partnership professionali pubblico-private generando quei disservizi nel settore dei trasporti, della pulizia, della manutenzione delle strade e del verde pubblico che sono alla fine il vero problema di Napoli.

Napoli bocciata, penultima in Europa per la sua qualità di vita questa è la realtà odierna ci si rammarica se si pensa che nei lunghi anni in cui – per esempio – Il Comune ha interagito con un privato come Romeo Gestioni, sarebbe sempre stato possibile fronteggiare con un minimo di pianificazione diverse emergenze, mentre era pianamente operativo il piano di gestione del patrimonio immobiliare, che in presenza di un bilancio in dissesto e innumerevoli disservizi almeno garantiva un importante flusso di cassa (circa 40 milioni lordi di entrate annue).

Con quel flusso di cassa ci sarebbero state risorse per affrontare, per esempio, la manutenzione del verde pubblico e Luisa Ambrosio, la responsabile del meraviglioso Parco della Floridiana al Vomero, sul Corriere del Mezzogiorno del 4 luglio, non avrebbe lanciato un allarme sul pericolo d’incendio per scarsa manutenzione, e sulla progressiva essiccazione delle piante dovuta al guasto, da tempo immemore, dell’impianto automatico di irrigazione. La Romeo Gestioni, su questi fronti avrebbe colmato vuoti politici e organizzativi enormi, e forse Napoli non sarebbe stata così sonoramente bocciata dal Censis.

Di più, dice Alfredo Romeo, i piani gestionali di Romeo Gestioni hanno in sé il discrimine della valorizzazione, attraverso due fasi basilari: regolarizzazione e messa Regime. Questo aspetto, mille volte ribadito come strategico da Romeo Gestioni in mille e mille rapporti inviati al Comune e sempre caduti nel dimenticatoio burocratico, ha il pregio – se sostanziale di creare risorse che altrimenti si disperdono.

Ma la demagogia, il pregiudizio, l’ottusa visione di una impossibile internalizzazione dei servizi specializzati in un carrozzone come Napoli Servizi, con gli esiti devastanti che si possono annotare (e che ci raccontano all’estero come una bolgia infernale lì dove esisteva il paradiso terrestre) sono più forti di ogni ragionevolezza amministrativa.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Tranne, ovviamente, dei principali responsabili di questo degrado da penultimo posto del mondo per qualità del vivere urbano, che continuano a parlare di una cartolina mandolinesca che non c’è più, e che più non ci sarà. La cruda e amara realtà è che c’è un bilancio in dissesto e tanti, troppi disservizi e Napoli viene umiliata e bocciata nel rapporto del Censis: Penultima in Europa per qualità di vita, questo è il triste giudizio finale.

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