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Consip Intercettazioni illegittime su Alfredo Romeo

CONSIP INTERCETTAZIONI ILLEGITTIME

Indagine Alfredo Romeo: Intercettazioni illegitime

Il caso Consip si continua a smontare, la sesta sezione penale della Corte di Cassazione criticano l’operato dei Giudici di Napoli che hanno valutato le registrazioni su Alfredo Romeo in merito alla vicenda dei lavori del servizio di pulizia dell’ospedale Cardarelli.
Le indagini che hanno portato a suo tempo all’arresto di Alfredo Romeo, potrebbero essere giudicate illegittime le intercettazioni.
Le motivazioni espresse dalla sesta sezione penale della Corte di Cassazione, pesano come un macigno, e ha fortemente criticato l’operato dei giudici di Napoli che hanno valutato il ricorso avanzato dall’imprenditore Alfredo Romeo.

La Cassazione lo scorso mese di Marzo, aveva rinviato ad una nuova sezione del Riesame gli atti, chiedendo che si facesse una più approfondita valutazione dei motivi che avevano spinto i legali di Alfredo Romeo, a presentare ricorso.
I legali di Alfredo Romeo nel ricorso presentato contestavano i termini di durata delle indagini preliminari a carico del loro assistito, il quale era iscritto nel registro degli indagati – pur in assenza di una effettiva “notizia di reato”.

Entrando nel dettaglio sono due le iscrizioni in questione: quella del 22 dicembre 2014 e quella del 13 febbraio 2015, per i reati di violenza privata e turbata libertà nella scelta del contraente – aggravati dalla volontà di creare vantaggio alla criminalità organizzata – in relazione all’appalto dei lavori del servizio di pulizia dell’ospedale Cardarelli di Napoli.
La Procura sosteneva la tesi che la criminalità organizzata aveva “messo gli occhi” sull’appalto, ma l’indagine non riguardava assolutamente Alfredo Romeo e la Romeo Gestioni, bensì riguardava la società Florida 2000, che era arrivata seconda nella graduatoria della gara di appalto dei lavori del servizio di pulizia dell’ospedale Cardarelli.

Secondo il Tdl, la necessità di verificare eventuali infiltrazioni della criminalità organizzata nel settore degli appalti, avrebbe indotto il GIP di Napoli ad autorizzare le intercettazioni sul telefono di Alfredo Romeo, in quel momento indagato in pratica con l’aggravante mafiosa.

Consip: Indagine Alfredo Romeo

Il Tribunale del Riesame in merito all’indagine, non avrebbe saputo spiegare le circostanze che motivavano un collegamento tra Alfredo Romeo e l’indagine stessa, né hanno saputo spiegare la necessità di ricorrere alle intercettazioni.
Ma per il Tdl le intercettazioni erano necessarie, – a prescindere dalla sussistenza di elementi indiziari nei confronti del soggetto intercettato – nella persona di Alfredo Romeo.
A seguito di ciò l’imprenditore risultava formalmente indagato per reati di criminalità organizzata, a prescindere dagli indizi a suo carico.

Ma la Suprema Corte di Cassazione afferma che i decreti autorizzativi delle intercettazioni, devono necessariamente spiegare i motivi che le rendono necessarie, – indicando la base indiziaria del reato -, al fine di verificare l’adeguatezza del mezzo rispetto alle garanzie costituzionali.
Una verifica che va compiuta prima dell’autorizzazione, perché attraverso essa viene verificata la sussistenza dei presupposti che legittimano l’adozione del mezzo di ricerca della prova.
La Cassazione afferma che il Tribunale del Riesame non risulta essere stato adeguato e la motivazione è fortemente carente, in pratica i giudici avrebbero dovuto verificare la legittimità dei decreti autorizzativi delle intercettazioni, i collegamenti tra il reato di criminalità organizzata e Alfredo Romeo, e motivare perché era indispensabile intercettarlo.
Ma tutto questo non l’hanno fatto, e per questo ritengono le intercettazioni illegittime.

A seguito delle motivazioni espresse dalla sesta sezione della Corte di Cassazione, i legali di Alfredo Romeo evidenziano che sono già quattro le sentenze che in appena un anno sono a favore di Alfredo Romeo, e quanto accaduto deve portare ad una riflessione sull’uso spesso disinvolto di strumenti coercitivi della libertà personale dei cittadini.

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